sabato 6 gennaio 2018

Lecce: la relazioncina!

TARALLAHOLIC

Appunti di un viaggio a Lecce, nel Salento e nella valle d’Itria, a cavallo (le bistecche non c’entrano) tra 2017 e 2018

28-29/12/2017 NEL BLU DIPINTO DI BLU
Mi stavo giusto chiedendo: e se il senso di marcia non avesse alcun senso?
Forse per questo motivo, in compagnia di Elena e incurante delle convenzioni sociali, decido di trascorrere gli ultimi giorni dell’anno vecchio e i primi del nuovo in Puglia.
Avete capito bene: mentre tutti optano per mete esotiche oppure sciistiche, noi siamo in viaggio per Lecce. E non è uno di quei viaggi “cazzuti”, con l’aereo che fa scalo a Dubai prima di giungere a destinazione, bensì in treno, a bordo di un lentissimo Frecciabianca, che ci mette sì un eternità, tuttavia ci permette di ascoltare per svariate ore i racconti prolissi di un anziano signore di Atella, Gino (praticamente ha riassunto tutta la sua vita, sotto gli sguardi perplessi dei vicini di posto, desiderosi di riposare o leggere una rivista), ma soprattutto ci consente di risparmiare un sacco e arrivare in un batter d’occhio dalla stazione al Bed and Breakfast, “casa Q”, individuato da Elena tra le tante proposte della rete e situato in posizione strategica per visitare il centro storico di Lecce.
Quando, al mattino seguente, ci risvegliamo, è già tempo di iniziare a scoprire questa meravigliosa terra, in cui, non so per quale motivo, ci sentiamo già a casa.

Fuori dalla struttura ci attende il pulmino guidato da Antonio, che ho reclutato tramite InfoLecce per un tour nella valle d’Itria, in compagnia di alcuni americani affascinati dall’Italia, dove hanno… trovato l’America! Mentre questi signori ci spiegano di aver lasciato il nuovo continente per andare a vivere in Abruzzo, il tempo passa, finché non giungiamo nella pittoresca Polignano a Mare, costellata da case a picco sul mare: qui l’occhio è indeciso se posarsi sul bianco abbacinante delle abitazioni, l’azzurro del mare o il blu del cielo.

A proposito di “blu dipinto di blu”, questo è anche il paese che ha dato i natali a Domenico Modugno: la statua a lui dedicata domina il lungomare, mentre, se ci si avvia nel “budello”, ci si imbatte in muri sussurratori di poesie e aforismi.
Niente male, vero? Inoltre, tra una tappa e l’altra, percorriamo strade costeggiando distese di ulivi, pagghiare e lecci; tuttavia, come ci illustra Antonio, non è tutto rose e fiori, a causa della terribile xilella, che ha provocato danni notevoli all’agricoltura e all’economia pugliese.
Arriviamo ad Alberobello giusto in tempo per visitare la Cattedrale, anche se non vediamo l’ora di perderci tra i trulli! D’altronde si sa: noi trulli siam così! E allora ecco che scattano la visita al trullo Sovrano, le orecchiette nel trullo, la passeggiata tra i trulli, per concludere con l’incontro che segnerà in modo indelebile le nostre esistenze mangerecce: la pasticceria Martinucci.

Lasciate che i pasticciotti vengano a me! I dolci locali, a base di pasta frolla e crema pasticcera, ci conquistano dal primo morso per la loro morbidezza, semplicità e il profumo inconfondibile. Li gustiamo caldi, ma con un occhio all’orologio perché ci aspetta un lungo pomeriggio: Locorotondo, addobbato come un villaggio di Natale, e Cisternino, un po’ più deludente rispetto agli altri borghi, sono le tappe successive, mentre l’ultima di questa intensa giornata è Ostuni, con la sua cattedrale sinuosa, tutta curve e incorniciata da un arco che conferisce alla piazzetta un’atmosfera d’altri tempi. L’interno di ogni chiesa, inoltre, risuona sempre di melodie: dalle canzoni natalizie, a brani un po’ più profani, fino a quelli che Elena definisce pezzi “da telefono hot”.

Dopo aver constatato questa insolita usanza delle musiche di sottofondo nelle chiese pugliesi, ritorniamo a Lecce, giusto in tempo per la cena.
Anche se fuori dal centro storico, una delle pizzerie migliori della città è Checco, dalle parti di via Tasso, piazza Ariosto, via Petrarca… insomma, appena vi imbattete in una zona di grandi autori della tradizione letteraria italiana, iniziate a leccarvi i baffi perché siete sulla buona strada.
Peccato solo che gli autobus terminino il servizio alle 21 (lo trovo alquanto scandaloso) e i taxi di Lecce siano esosi: dura Lecce sed Lecce.

30/12/2017 SA… LENTO, VELOCE, LENTO
Lu Salentu, lu sole, lu mare, lu jentu… rieccoci, di buon mattino, all’appuntamento con il pulmino che ci accompagnerà tra le meraviglie di questa terra.
Con una nuova compagnia, ma per fortuna Antonio c’è sempre! Così come non mancano neppure oggi stranieri innamorati della nostra Italia: stavolta si tratta di due coltissimi e pazzoidi docenti universitari in pensione, marito e moglie, che hanno lasciato la Svezia per l’Umbria e passano la maggior parte del tempo viaggiando per il mondo, un po’ hippie, un po’ nobel.

Insomma, sarebbe tutto perfetto se non si aggregasse una coppia di signore scocciate e scoccianti: la più igombrante si siede davanti, proprio di fianco a Elena, la quale si rassegna a farsi piccola piccola.
A ogni modo, andiamo. Prima sosta: Galatina. Pensavo fosse una caramella, e invece… questo paese vanta una cattedrale magnificamente affrescata, di scuola giottesca, tale da ricordare la basilica di San Francesco ad Assisi. I due simpaticissimi scandinavi, con le loro dotte spiegazioni, ci aiutano ad apprezzarla nella sua interezza; peccato soltanto per la facciata, in fase di restauro.
Il nome “Galatina” deriva dal greco e significa “latte”, come ben sa chi ha trascorso l’infanzia scartando barrette di Galak; difatti anche qui il bianco la fa da padrone.
Gallipoli, invece, significa “bella Atene”. Una volta giunte in questa incantevole cittadina, ci perdiamo tra le sue viuzze, prima di entrare nella Cattedrale e nella chiesa della Purità, un “gioiellino” affacciato sul mare.

Il viaggio prosegue tra paesaggi mozzafiato e strade che ricordano la Costiera Amalfitana. Sono moltissimi i punti panoramici lambiti: Ciolo, il fiordo nostrano (e gli scandinavi muti!), Leuca, ovvero finis terrae, dove Ionio e Adriatico si fondono in un abbraccio tarantolato, Porto Badisco e Tricase: malgrado sia il penultimo giorno dell’anno, qualcuno nuota nelle acque cristalline, ma non temete: non si tratta di Elena!

Siccome le sciure ostiche della compagnia sbuffano, dobbiamo rinunciare alla visita della grotta Zinzulusa (pare che meriti parecchio) e quindi via, verso Castromarina, dove pranziamo con del pesce freschissimo per poi passeggiare nel centro storico. Ci troviamo a est, molto a est, incredibilmente a est, tanto che… dal belvedere possiamo scorgere l’Albania e il cellulare di qualcuno annuncia: benvenuti in Grecia.

Sostiamo per un po’ a Santa Cesarea e al faro della Palascia, quindi è la volta di Otranto. Passeggiare per quel lungomare che sembra infinito per poi visitare la cattedrale con la sua pavimentazione mosaicata è un’esperienza impareggiabile, anche se ormai il tour volge al termine, così come la giornata.
Dopo esserci accomiatati da Antonio e da tutta la compagna picciola, pensiamo a cenare: da Angiolino le polpette di cavallo e la purea di fave sono deliziose, soprattutto se accompagnate da un buon Negramaro... soprattutto se precedono il primo giro esplorativo di Lecce, by night, accarezzata da una luce notturna che ci lascia presagire grandi cose per il giorno successivo…


31/12/2017 NEL SEGNO DELLO ZIMBALO!
E se in questo benedetto filo conduttore che cerchiamo con affanno, ci inciampassimo?
Niente paura! Il mio suggerimento di oggi è questo: scoprire Lecce senza porsi itinerari, procedendo lentamente e in modo casuale, ad minchiam canis, attraversando vicoli e “giravolte”, assaporando la poesia dei balconi a petto d’anatra, dei monumenti sfarzosi, carichi di horror vacui, per esclamare, a ogni angolo, “che barocchità”!

Tanto un filo conduttore c’è sempre: è quello del tripudio del Barocco, ma è anche quello dello Zimbalo, finisssimo architetto, che ha costruito mezza città, e con che maestria!
Quando ormai i nostri occhi sono avvezzi a contemplare la pietra gialla leccese, visitiamo alcune chiese: San Matteo, Santa Chiara e Sant’Irene, ma soprattutto la Cattedrale, con la duplice facciata e una cripta custodita da un arcigno guardiano di nome Bruno, senza dimenticare la spettacolare Santa Croce!
Ma siccome non possiamo disdegnare l’artigianato né la cucina locale, saltelliamo da un laboratorio di cartapesta all’altro per poi gustare un pranzo con la tipica puccia leccese.

Nel pomeriggio, è la volta di piazza Sant’Oronzo, la più animata della città.
Certo, inizialmente mi veniva da pensare al mitico Oronzo Canà e ai suoi squinternati moduli calcistici, ma bisogna sapere che il patrono di Lecce riuscì a porre fine a una terribile pestilenza, come attesta la colonna eretta in suo onore. Nella piazza vi è anche un interessante anfiteatro romano e, a proposito di rovine, decidiamo di andare al bed and breakfast a sistemarci perché siamo finalmente giunte alla tanto agognata serata dell’ultimo dell’anno!
Cenone al ristorante “La barca di Mario”: batto il cinque a Elena, perché ci ha preso ancora! La scelta è azzecatissima non solo per il cibo (pietanze prelibate, impiattate con raffinatezza da una chef molto in gamba), ma anche per la compagnia, tanto che dopo la mezzanotte spostiamo i tavoli per cimentarci nei balli più disparati: dalla macarena alla pizzica, passando per Orietta Berti e Gagnam Style.

Quando i “bombardamenti” sono cessati, ci spostiamo in piazza, dove tutto è molto tranquillo, fatta eccezione per un ubriaco che continua a urlare “auguri” e fa la nostra stessa strada quasi fino al bed and breakfast, cadendoci davanti più volte. Una via crucis.

01-02/01/2018 CHE LA BURRATA SIA CON VOI!
Trulli, taralli, taranta. Non è solo una splendida allitterazione, ma anche un modo fantastico per salutare affettuosamente l’anno vecchio e accogliere quello nuovo.
Almeno, così penso, mentre faccio colazione in tardissima mattinata e assaporo il pane pugliese che a Casa Q non manca mai.
Elena, un po’ assonnata, mi raggiunge e consulta saggiamente la carta per capire quali siano le attrazioni che ci sono sfuggite.

Via Palmieri, via Ammirati e via Libertini, alcune tra le più caratteristiche, sono le nostre prime destinazioni della giornata, anche per fare un po’ di shopping, ma non dimentichiamo il castello Carlo V! Qui ammiriamo un presepe fiabesco, con tanto di gatto (vero) che ronfa tra i trulli (finti) e sembra voler miagolare a noi e a tutti quelli che lo immortalano: ci… trulli!
Lecce è ricca di particolari nascosti in grado di stupire, come il piccolo viso in pietra che spunta da un muro in via Federico d’Aragona, ricordo di un amore infelice, e nel complesso è una città che si svela “baroccamente”, in modo fulmineo: ciò rende più facile la visita se si ha poco tempo a disposizione. Non ci mettiamo molto ad attraversarla da una porta all’altra: Rudiae, Napoli, San Biagio. Ed è proprio in quest’ultima zona che ceniamo, all’osteria 203, ideale per gustare una burrata impeccabile.

Eppure la vita non è sempre tenera come una burrata; difatti il nostro ultimo giorno leccese lo dimostra. Il 2 gennaio il tempo è uggioso, quasi a sottolineare la malinconia legata alla nostra dipartita. Ne approfittiamo per vedere il museo “MUST”: qui è di interesse soprattutto la mostra fotografica sul Salento, nonché quella su Munari e la nebbia milanese (un karma che inesorabilmente ci accompagna), niente male i video in 3D sul teatro romano e sulla villa ipogea Palmieri.
Purtroppo però la pioggiorellina del primo mattino diviene torrenziale proprio quando dovremmo avviarci alla stazione. L’idea di Elena è quella di prendere un taxi, dato l’ingombro dei bagagli, ombrelli ecc. Geniale, senza dubbio, peccato che il tassista inizialmente si rifiuti di percorrere una tratta così breve, e solo dopo averlo persuaso si degna di “offrirci” il suo servizio. Arriviamo comunque fradice al binario, giusto il tempo per accomodarci sul Frecciabianca del ritorno.
Ma non è un addio: ormai la tarantola ha colpito e ci rivedremo presto, magari a ritmo di pizzica. Buon anno, e che un po’ di Puglia sia sempre con voi, anche nel bel mezzo della pioggia e della nebbia!


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